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The Writer >> Editorials >> Pareti N° 67

 

“Il meraviglioso spettacolo della paura” e l’opposto bisogno di sognare in proprio

 

ll meraviglioso spettacolo della paura”, come lo chiama un geniale Antonio Albanese nei panni non troppo satirici di un non troppo ipotetico Ministro della Paura, è finalmente sbarcato nel mondo dell’alpinismo. 

L’alpinismo si sta rivelando un palcoscenico perfetto, quasi studiato a tavolino come una pièce teatrale, per inscenare la paura perfetta, quella che tiene attaccati ai televisori, quella che motiva per una volta a leggere una pagina intera di un quotidiano, quella che distoglie meglio di qualunque altra cosa dai problemi reali del nostro paese, dalla stupidità della sua politica e dalle cose che dovrebbero farci paura veramente.

Crepacci che inghiottono, soccorritori che trascinano, seracchi che crollano sulle corde fisse. E uomini stremati (e se non lo sono che almeno la gente a casa pensi che lo siano) che lottano per salvarsi.  

Come Garlasco, come la strage di Erba, come la Franzoni e gli stupratori meglio se rumeni, l’alpinismo è semplicemente perfetto per gli scopi del Ministero della Paura, di chi ci scrive nelle redazioni, di chi ci guadagna sopra e ci costruisce un finale di carriera, semmai abbia avuto un principio di carriera da alpinista decente.

L’alpinismo utile a tutto questo, se proprio vogliamo trovarci un difetto, ha solo un inconveniente peraltro superabile: si svolge in scenari lontani e inaccessibili al grande pubblico. Nessuna possibilità, insomma, di fare un po’ di sano turismo pret--a-porter, come potreste fare anche voi allegramente alla domenica invece di perdere tempo andando a scalare, recandovi a visitare la villetta di Cogne piuttosto che il cortile di Olindo e Rosa Bazzi. 

E’ colpa della tecnologia moderna, di questi elicotteristi bravi e organizzati, di questi medici alpinisti del cazzo, che si calano e soccorrono ovunque e alla svelta, non permettendo più al grande pubblico di vivere quelle belle epopee dell’orrore degli anni ‘50 che, se ci fossero stati i giornalisti e i ministri della paura che ci sono adesso, avresti potuto gustarti anche in Europa, sul Bianco, sugli Ecrins, magari addirittura in Dolomiti. Al giorno d’oggi, sulle Alpi, i vivi li ospedalizzano troppo in fretta, i morti li impacchettano in due secondi. Troppo pochi per fare paura, per spaventare come si deve. Le disgrazie sulle nostre montagne vengono digerite con un rapido ruttino e via andare. Le disgrazie sulle pareti di casa nostra non sono, insomma, molto utili per distrarre la gente dai problemi veri.

Adesso gli scenari ideali per generare paura, e per farla durare, sono purtroppo la lontanissima Himalaya, le remote Ande e magari prossimamente l’Antartide e questo in parte è una scocciatura per le redazioni, che faticano molto di più a reperire informazioni, a rendere più succulenti i pezzi, salvo poi trovare guardacaso le foto, le risposte, le mappe, i numeri di telefono, i modi per mantenere la tragedia viva per almeno una settimana, in testa alle classifiche delle grandi emozioni di questo popolo bue che ci stanno facendo diventare. Alternandola opportunamente agli efferati omicidi che per fortuna ogni tanto costellano il nostro sovrappopolato stivale.

 

Simone Moro, il nove di Febbraio, è andato in cima al Makalu, realizzando, insieme a Denis Urubko, la prima invernale dell’ 8000 che attendeva una salita in questo stile. Un’impresa straordinaria.

Ripeto, perchè secondo me la frase non vi ha impattato abbastanza: 

SIMONE MORO E DENIS URUBKO HANNO FATTO LA PRIMA INVERNALE DEL MAKALU !!!!

Ah. 

Non c’è abbastanza pàtos, caro Gennari Daneri, in queste parole non vedo sangue, non c’è neanche un italiano sbudellato, ma che notizia è? E poi chi è questo Urubko? Dove l’ha trovato il Moro? Era almeno un clandestino senza fissa dimora possibilmente violentatore impunito di signore che rincasavano sole? No?

E allora vediamo se troviamo uno spazio nella cronaca interna, magari da piazzare in un giorno di calma e se non succede proprio nient’altro. Perchè i vivi, i sani e salvi non funzionano, caro Gennari Daneri, cari lettori.

 

Nel suo discorso di investitura Obama ha detto una cosa grande e normalissima, ma così strana per le orecchie italiane: ha detto che l’ America ha il dovere di offrire ai suoi figli la possibilità di inseguire i loro sogni e di ricercare in questo modo la felicità. Più o meno quello che dice anche Berlusconi quando invita le italiane a inseguire il sogno di sposare uno ricco, per esempio. Voglio dire che è molto difficile incontrare, nel nostro paese, qualcuno che insegua dei sogni veramente propri, personali. E’ assai più facile incontrare persone che inseguano sogni di altri (tipo della Juve) oppure che si incanalino dentro percorsi già tracciati, dove le regole sono già scritte e i confini percorribili già segnati dalle corporazioni (ops, scusate, volevo dire dalle associazioni di categoria, dagli ordini professionali, dalla legge). Provate ad uscire da quei solchi e ad inventarvi qualcosa di nuovo, qualcosa che si avvicini un po’ di più al sogno che avete in testa. Provateci. 

Vi trasformerete istantaneamente in coraggiosi donchisciotte, in visionari illusi, insomma in gente un po’ strana che non si capisce bene cosa vuole fare e che, per questo motivo, va ostacolata  o comunque non certo aiutata.

Vuoi vivere di arrampicata? Tanti auguri. Vuoi vivere di grande alpinismo? Augurissimi.

Aiuti non ne avrai e spazio ne otterrai solo quando farai cose talmente grandi che non si potrà proprio continuare ad ignorarti del tutto. 

Perchè chi sogna, cari miei, non ha il livello minimo richiesto di paura, e chi non ha paura non è funzionale all’ apposito Ministero, quindi va ostacolato, possibilmente già dai primi anni di vita: occorre insegnare ai ragazzi a sognare un po’ meno sin da bambini, in modo che non si trascinino questo brutto vizio in età adulta. E che così obbediscano meglio.

Io, purtroppo per loro, non ho imparato, non ho paura, e continuo a fare sogni bellissimi e molto autonomi. Conosco bene Simone Moro e sono sicuro che anche lui, anzi lui più di me, ha ancora grandi sogni in testa e zero paura di provarci. Ogni tanto provano a fermarci, a volte ignorandoci, come accade a Simone, altre volte portandoci in tribunale per quello che scriviamo, come accade a me. Solo che Simone va in cima e io mi difendo niente male....        Andrea Gennari Daneri


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