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The Writer >> Editorials >> Pareti N° 66

Da Ondra in poi siamo tutti amatori con buona pace di chi si sente un big

Può essere che qualcuno, tra i lettori meno giovani (meno giovani fuori, perchè dentro non è detto), ricordino un vecchio simpatico articolo, comparso quasi vent’anni fa sulla Rivista della Montagna, a firma del compianto Giovanni Cenacchi. Vi si fantasticava di un’arrampicatore, dell’arrampicatore più forte del mondo, capace di scalare a vista tutte le linee chiodate, qualsiasi linea chiodata, fagocitando in poco tempo la verticale mondiale e, in un certo senso, digerendola con un ruttino per poi passare a fare altro. Perchè arrampicare e non cadere mai gli risultava, alla fine, estremamente noioso. Tutto ciò ovviamente, non è accaduto e non accadrà mai, almeno finchè l’essere umano non nascerà dotato di ventose. Ma certamente Adam Ondra, in buona compagnia di David Lama,  Patxi Usobiaga e di pochi altri, a questo arrampicatopiteco surreale ci si sta avvicinando parecchio, almeno più di chiunque altro prima d’ora. Questo fatto, oltre che legittima soddisfazione ai diretti interessati, porta importanti conseguenze dietro di sè, conseguenze che sono tanto più immediate e di mondiale portata quanto più Youtube, Facebook, Flickr, 8a.nu e affini fanno da immediato megafono alle imprese di questi campioni. Campioni il cui livello è quindi verificabile in video e immediatamente confrontabile con ciò che, a livello di risultati, fanno le persone con cui siamo a contatto giornaliero o settimanale: amici, conoscenti, capi e capetti delle falesie e delle palestre artificiali. Repetita iuvant, quindi ribadisco il concetto: allo stato attuale delle cose, chiunque sia interessato può venire a conoscenza in tempo reale, attraverso internet, di quali sono i massimi valori mondiali, espressi da chi e in che stile, senza possibilità di fraintendimento e soprattutto di confusione con i risultati di quelli che big non sono e non saranno mai. Mi rendo conto che è un discorso potenzialmente molto fastidioso; capisco bene che è un punto di vista capace di sgretolare in pochi secondi dei castelli di carta costruiti con cura e attenzione, ma tant’è. E’ un dato di fatto: da quando in giro ci sono Ondra, Lama e compagnia, da quando nel campo del trad hanno messo i puntini sulle i Auer, Honnold, Pearson e Jorgeson... tutti gli altri sono, anzi siamo amatori.
Sei maschietto e fai l’8a a vista? Sei un amatore. Fai tanti 8a a vista e ogni tanti fai qualcosa di più? Sei un amatore, un semplice appassionato d’arrampicata. Questo marcato (esagerato?) allargamento della forbice che separa i campioni veri da tutti gli altri, specie considerata la giovanissima età in cui Ondra e Lama hanno raggiunto simili livelli, costringe a questa e ad altre semplici ma anche crudeli affermazioni: hai venticinque anni e non ti è ancora venuto il primo 8b a vista? Coraggio, ragazzo mio, fai un bel sorriso e goditi il benvenuto nel foltissimo club dagli amatori; è un mondo bellissimo, dove ci si possono togliere soddisfazioni molto grandi e vivere delle formidabili giornate di sport all’aria aperta.   Ma non c’è nemmeno una ragione, manco una piccina piccina, per la quale tu abbia fondati di sentirti un boss, un oggetto cult, un guru o uno che stabilisce con certezza che una via va scavata qui oppure là perchè altrimenti non si passerà mai. E’ un po’ spiacevole da dire, ma sei tu che non ci passerai mai. 
E ancora: scali spesso sul 6a e sul 6b solo quando entrano in congiunzione i pianeti giusti? Bene. Ti diverti? Bene. E allora smettila di fare le menate a te stesso e agli altri sulla sgradevole compresenza in falesia di vie molto più difficili e di persone che riescono ad arrampicarci sopra. Sono amatori come te, sono semplici appassionati d’arrampicata come te; i campioni sono altri e non puoi vederli dal vivo semplicemente perchè i posti dove state scalando non hanno vie che superano l’8c. Ceredo, udite udite, è diventata una falesia per semplici amatori; potrà tornare agli onori della cronaca, forse, se qualcuno dei ragazzini terribili si degnerà di venirci a scalare vista gli 8c di Rottame  e della Connessione. Lumignano, tutta Lumignano, è un comprensorio per amatori, così come quasi tutta Ferentillo e buona parte di Arco e di Finale. Si salva ancora Cornalba, dove Bruno Tassi aveva avuto la lungimiranza di chiodare e non scavare linee pazzesche, che sicuramente riceveranno la visita di Adam e di chi verrà dopo di lui. L’Italia non è solo in recessione economica, è anche in recessione di talenti. Talenti che scalano e talenti che chiodano. Talenti che intuiscano linee futuribili e non le scavano.  La motivazione di questo ha secondo noi tante facce e radici profonde negli ultimi vent’anni d’arrampicata tricolore. Vent’anni di stupide pippe sui gradi. 8a sgradati a 7c+, 8b portati a 8a+: cioè i canali d’ingresso della passione di tanti giovani promettenti resi più stretti dalle diatribe tra locals, dalla voglia di non vedere emergere nuovi talenti che togliessero luce ai capi e capetti delle falesie.  Lo so che è un discorso fastidioso che non allargherà la cerchia dei miei amici, ma il provincialismo ha bastonato per vent’anni i nuovi potenziali talenti italiani; ha fatto diventare la loro crescita motivazionale un percorso ad ostacoli nel quale l’allenarsi a stringere appigli più piccoli, e più a lungo, era forse l’ostacolo minore. Adam Ondra, invece, fa tanti metri e poche parole. Perchè il problema non è il grado; il problema è quando lo usi per sminuire ciò che riesce agli altri e per ingigantire quello che riesce a te. Qualche giorno fa ero a Santa Linya, Spagna. Mi riesce un 8a che si chiama “Trio Ternura”. In Italia sarebbe quasi ovunque 7c/c+. Perchè? Perchè siamo stupidi. Perchè vogliamo far diventare insuperabile per gli altri quello che è stato estremamente difficile per noi. Vogliamo mitizzare quello che facciamo. Vogliamo rimanere i boss. Ma i boss sono altri. Quell’8a era stato chiodato e gradato da Andrada, mica da un Jurgen Pestalozzi qualsiasi; Andrada che poi ha chiodato e liberato tutti i 9a e 9a+ di quella grotta mostruosa, dove almeno altre dieci persone, quel giorno, stavano provando dei 9 con ottime possibilità di riuscita. I forti crescono dove i gradi sono umaniIn Italia, ad oggi, è impensabile, perchè non ci sono dei “Trio Ternura” in grado di gasare un ragazzo giovane e ad incoraggiarlo a provarci, ad essere un campione. E non ci sono dei Bruno Tassi in grado di capire che il terreno per i giovani campioni va preparato con amore e rispetto per la roccia, non con il trapano a creare scale simili ai pannelli. Allora ripartiamo da zero, ripartiamo da qui. Siamo tutti amatori. Smettiamo di farci la guerra dei gradi e rivalutiamo la maggior parte delle “vie d’ingresso” all’alto livello. Perchè altrimenti, amatori ma spocchiosi superlavoratori dello stesso tiro per mesi... più che boss sembriamo criceti locals... e i nostri figli cresceranno uguali. 
 Andrea Gennari Daneri


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