gennaridaneri.com

         PhotoGallery  
  Editorials
The Writer >> Editorials >> Pareti N° 40

K2 a rovescio, controvoce dagli alpinisti indignati 

k2 la montagna degli italiani... Verrebbe davvero voglia di fare un bel coro da stadio, di quelli in cui i tifosi riprendono coscienza della cruda realta e mandano “a lavorare” gli undici miliardari che loro, poveri operai, hanno idolatrato fino al giorno prima. Viene da ridere, a leggere i giornali e purtroppo anche Ie riviste “specializzate” che parlano delle imprese degli alpinisti italiani in Himalaya, a cercare di rifare 50 anni dopo quello che appunto è stato fatto 50 anni prima, con ben altri mezzi e tutt’altro contesto intorno. Viene da ridere perche di piangere non ne abbiamo voglia e perche i titoli di moiti giornali sono comici, grotteschi, messi in stampa con I’ansia da vuoto che provoca nelle redazioni I’atmosfera vacanziera di Luglio. “Una citta sotto la grande montagna”! titolano orgogliosi alcuni quotidiani E alcuni siti internet. Oltre 60 spedizioni alia base delle pareti! Che bello! Che splendida idea trasformare I’area del K2 in una splendida agglomerazione di umani! Che bella festal A lavorare! Come stavano lavorando i cinque portatori che a fine Giugno sono affogati per portare al campo base del K2 Ie masserizie degli alpinisti italiani. Affogati e dimenticati pacificamente il giorno dopo, perché the show must go on, come se nulla fosse accaduto. Gente che si dice di montagna che sottopaga (perdonate la supposizione ma dubitiamo che un portatore pakistano strappi la giornata di una Guida Alpina italiana) altra gente di montagna per trasportare il proprio materiale; e che quando si trova di fronte a un lutto cosi grave, cosi spaventoso, cinque famiglie sul lastrico, non si pone nemmeno il problema di continuare in questa baracconata oppure no. Nemmeno una riunione per mettere ai voti il da farsi, nemmeno uno dei giornali “ufficiali” (Corriere della Sera su tutti!) che vada al di la della cronaca fredda e stupida come stupide sono tutte Ie cronache. Per altre morti (e lasciamo ad ognuno il gusto di dare un nome a piacimento) ci sono fiumi di inchiostro; per cinque uomini di montagna morti per consentire il divertimento degli altri, giusto una riga di dispiacimento da trovare col monocolo! E non si tirino in ballo Ie motivazioni scentifiche della baracconata, perche al grottesco c’e un limite. Insomma si sarà capito, in redazione c’e indignazione per questa assurdita annunciata del K2, spinta da uno Stato incapace di trovare, non solo nell’ambito della montagna, strade nuove, energie alternative, un pizzico di intelligenza. Con questo non stiamo sostenendo che era sbagliato ricordare, celebrare un evento che e stato comunque importante nel ‘54, che aveva mobilitato, all’epoca, I’attenzione delle masse. Stiamo dicendo che e completamente sbagliato il modo in cui questa cosa e stata messa in piedi. Un’alternativa? Con lo stesso sforzo si potevano spingere cinque o sei minispedizioni leggere di alpinisti di punta, ognuna delle quali diretta a un problema alpinistico irrisolto, a una via nuova, a una ripetizione veramente di pregio. Almeno una delle cordate avrebbe avuto sicuramente successo, i titoli dei giornali sarebbero stati finalmente giustificati e Ie televisioni avrebbero trasmesso, come cinquant’anni fa, delle immagini di grande alpinismo, che sarebbe stato un toccasana per la creazione di un vivaio di nuovi alpinisti. Insomma era possibile I’esatto opposto di questa buffa megaspedizione, anacronistica negli intenti e soprattutto nei risultati. E che adesso non e piu buffa. Da quando cinque persone (che erano persone con una famiglia, non yak da soma) sono annegate con gli zaini italiani sulle spalle. Un’ ultima domanda: se il fiume avesse trascinato via cinque membri italiani della spedizione cosa sarebbe successo? Lo show sarebbe andato avanti in ogni modo? Francamente, abbiamo comprensione per i membri “effettivi” della spedizione, cioè quelli che lavorano per andare in cima o per fare andare in cima gli altri; sono atleti, sono ottimi alpinisti e molti di loro sono professionisti della montagna, cui è stata fatta la proposta di una esperienza extraeuropea in alta quota, spesata, organizzata nei particolari ed eccezionalmente coperta mediaticamente, almeno rispetto all’alpinismo di tutti gli altri giorni che non siano un cinquantenario. Ma francamente chissenefrega che gli italiani tornino in cima agli ottomila per Ie vie normali. Ci vadano con i loro soldi, con i loro uffici stampa. C’e chi ha scritto che il turismo occidentale è il nuovo colonialismo, piu subdolo e solo apparentemente meno prepotente di quello ottocentesco. Questa adesso anche sanguinolenta spedizione pesante puzza di colonialismo lontano un chilometro èd è per questo che avevamo gia preso due spanne dall’iniziativa tanti mesi fa e anche una minaccia di querela. Avevamo fatto bene.  AGD

 

 

 


     Mangart - Romanzo | Biography | The Climber | The Writer
  - Privacy - Note legali
Powered by Logos Engineering - Lexun ® - 22/01/2018