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The Writer >> Editorials >> Pareti N° 64

 “Pregare no che non vorrei pregare” di essere capito da tutti...

 

“Le braccia lungo i fianchi mi farò cadere, ma pregare no che non vorrei pregare, pregare no che non vorrei pregare”. Piccola citazione dell’”Amore trasparente” di Ivano Fossati, cioè la prima cosa che mi è venuta in mente dopo aver letto quello che riporterò sotto. Insomma mi sono cadute le braccia e mi sono venuti tanti dubbi.

Vi spiego. Quando avevo scoperto che ignoti avevano scavato l’ennesima mia via (“Gladio” 8b) a Bismantova perchè non riuscivano a passarci (era già successo a “Noà la chasse” 8a e a “La costruzione d’un amore” 8b) mi erano talmente girate da non resistere alla tentazione di dedicare un’altro editoriale allo scandalo delle prese scavate, soprattutto quelle scavate DOPO che la via è stata liberata. Però, timoroso di sembrare il solito rompicoglioni bacchettone predicatore, avevo seguito un’altra strada, quella del paradosso e dell’ironia, inventandomi nell’editoriale del numero scorso la storia assurda di me stesso che voglio andare a scavare “Action directe” per curarmi il mal di fegato che proviene dall’essere una mezza calzetta di arrampicatore.

In tutta sincerità... ero tranquillo. Il post produzione del numero scorso ci aveva rimandato feedbacks molto positivi e l’editoriale scritto in quel modo era stato compreso ed accettato per quello che era: un modo provocatorio e chiaramente paradossale di dire sempre la stessa cosa: lasciate stare la roccia com’è. Non scavatela. Fate i bravi.

Poi è arrivata questa lettera per fortuna firmata, che copioincollo qui sotto per spiegarvi il perchè mi sono cadute le braccia:

 

Al sig. Andrea Daneri, direttore della rivista Pareti .

Salve! Mi rivolgo in particolare al direttore poichè da quando mi sono recato in edicola a comprare il numero di giugno non riesco più a chiudere occhio la notte a causa di un articolo, l’editoriale, che ha sorpreso, deluso e fatto parecchio alterare non solo molti miei amici climbers, ma anche alcune tra le più importanti Guide Alpine. L’articolo di apertura del giornale infatti si rivolge in maniera molto offensiva e poco professionale  per il grado che Lei occupa, sig. Daneri, essendo direttore della rivista più amata dai climbers italiani! Sono molto difficili le parole da scrivere per commentare un simile atto che Lei ha programmato cosi accuratamente, e ancor di più quelle per commentare il modo in cui lei si è fatto beffe della morte di uno degli arrampicatori più stimati, più amati e più rimpianti  che il mondo abbia mai avuto! Ha dimostrato davvero un menefreghismo e una stupidità degni di un perfetto egoista; Lei non si rende conto della pesantezza che hanno le parole da Lei scritte, probabilmente ( spero ) perchè le ha messe giù di fretta, impegnato com’è con la sua nuova ragazza con cui sta uscendo; sta di fatto che sabotare una via, qualsiasi via, per poter dire poi “ Cazzo ho fatto Action Directe! Ma come sono figo! “  saprebbe farlo chiunque! Il fatto di sabotare una via, di aggiustarsela come è meglio per propri comodi, va contro a tutte le regole etiche dell’arrampicata. Il concetto vero di questo sport è  “te e la parete, nient’altro”, e questo non lo dico solo io, ma anche tutti gli scalatori da fama mondiale! Ciò che Lei ha programmato di fare non è arrampicare, una via non la si chiude scavandosi le prese; è un atto criminale nei confronti di chi, per aprirla, ha lavorato mesi e mesi, studiandosela, sudandosela e sanguinando sulla roccia per portarla a termine! Esattamente come ha fatto Adam Ondra, che tra noi ragazzi è diventato molto più che un esempio da seguire, poichè ha compreso il vero significato di arrampicata e l’ha messo in pratica!  Mi delude il fatto che lei dopo anni e anni non l’abbia ancora capito, forse è per questo che nonostante l’impegno che ha profuso il suo allenamento, non riesce a scalare vie più complesse, perchè non riesce a trasformare in pratica il SIGNIFICATO “ARRAMPICARE” ! Ora, all’alba di un mese dall’uscita di Pareti, spero seriamente che qualche VERO climbers l’abbia fermata in tempo, prima che Lei possa passare la sua cara vacanzina romantica! Chiudo dicendo che la sua rivista, con quelle righe cosi cariche di oltraggi al mondo dell’arrampicata, ha perso davvero molta stima e molto del suo valore! Spero che lei possa riflettere, se ha tempo, visti i tanti problemi più importanti da risolvere, su ciò che ha scritto nei confronti di Wolfgang Gullich, di Action Directe e dell’arrampicata mondiale!   

Qualche stupido bigotto arrampicatore”   Lettera firmata

 

Lungi da me l’idea di prendere in giro due o più dei miei lettori (che proteggiamo omettendo i nomi), il mio editoriale del 63 e questa lettera sono lì e saranno tutti gli altri lettori a giudicare.

Ma è a proposito degli effetti sulla mia redazione che voglio spendere due parole.

Perchè la reazione qui è stata di questo tenore: “Ma noi per chi lavoriamo? Chi ce lo fa fare?”

Infatti non vuol dire niente che siano solo due firme in mezzo a un bacino di decine di migliaia di climbers-lettori; due firme sono un campione rappresentativo di una percentuale, speriamo non troppo grande, che non ha capito e che, come ha detto Lamberto Camurri, dovrebbe “aprire lo Zingarelli ai nomi “ironia” e “provocazione” e poi magari farsi accompagnare da qualcuna delle sue più importanti Guide Alpine d’Italia a visitare i luoghi dove la roccia viene sistematicamente e periodicamente addomesticata (a volte dalle Guide stesse). Che dovrebbe leggere un pò di Michele Serra e aggiungere fra i propri miti qualche irriverente”.

Ma fintanto che ciò non accade, dico io, che rivista dobbiamo fare?

Sappiate che le vendite si sono impennate quando abbiamo deciso di tagliare i testi e ingigantire le foto.

Sappiate che in generale l’ultima pagina “semiseria” è apprezzata, ma che sono arrivate lettere serissime in difesa del povero Agamennone e persino di Ronaldo (dobbiamo forse mettere in sovrimpressione “comics” o “satira”?).

A me personalmente spiace che non sia stata riconosciuta, anche da questi due lettori, la decennale lotta contro gli scavi che questa rivista ha fatto e farà; ma pazienza, andiamo avanti così, perchè fare una rivista ha senso solo se ci divertiamo anche noi nel farla, partendo comunque dal presupposto che, anche se a tutti noi la verticale ha riempito la vita e magari ne abbiamo fatto un mestiere... siamo sempre scalatori di sassi, e a prenderci troppo sul serio rischiamo, questa volta davvero sì,... di far ridere a crepapelle.


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