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The Writer >> Editorials >> Pareti N° 63

Il vecchio Gullich non se la prenderà se vado a scavare “Action Directe”...

E’ un po’ di tempo che ci ragiono sopra. Forse è anche una conseguenza di ventisei anni passati a tirare degli appigli prendendo più bastoni che soddisfazioni, ma quello che conta è che finalmente io sia riuscito a arrivare ad una conclusione delle mie riflessioni. Insomma, ho deciso. Non devo più interiorizzare il mio sconforto; devo buttarlo fuori, devo eliminarne le cause alla radice. Voglio finalmente svegliarmi alla mattina senza questo pensiero negativo nella testa.

Io non sopporto, in buona sostanza, che il compianto Wolfgang Gullich sia riuscito a scalare “Action Directe”, il più noto 9a del Frankenjura, mentre io no.

E’ una cosa che non mi va giù; qualcosa dentro di me mi suggerisce che non è nemmeno una cosa giusta; anch’io ho due braccia, due gambe e ho profuso tantissimo impegno per allenarmi, per prepararmi specificatamente per diventare un forte arrampicatore. Senza dimenticare il fatto che anche altri, dopo di lui, sono riusciti a scalare rotpunkt quella linea perfetta di mono e di biditi. Tutto ciò mi risulta insopportabile.

Allora metterò da parte i soldi, confronterò i preventivi e acquisterò un bel trapano a batteria; per la fine del mese dovrebbe essere tutto pronto, inclusi due giorni di ferie programmati durante la settimana lavorativa.

Queste sono cose un po’ riservate; è meglio agire nei giorni feriali, magari alla mattina presto. Nei giorni festivi potrebbe esserci in giro qualche stupido bigotto arrampicatore nostalgico e non ho nessuna voglia di discuterci, ho già tanti altri problemi più importanti da risolvere nella vita.

Mi scoccia un po’ sacrificare due giorni di ferie in cui magari non riuscirò neanche a scalare, ma l’importante è che  questo cruccio finisca e che io possa alzarmi sereno ogni mattina per gli anni a venire.

Non ho ben presente come sia fatto il sasso di “Action directe”, ma immagino che non sarà troppo difficile arrivarci in cima, e poi calare una corda fissa dall’alto. Dovrei riuscire a fare tutto da solo; come dicevo, sono cose un po’ riservate e se non si sparge la voce che sono passato prima a dare una aggiustatina alla via... francamente è meglio.

Comunque, sia chiaro, non voglio apportare grandi modifiche, anzi; vorrei fare un lavoretto non troppo evidente. Ho in progetto di allargare solo gli appigli strettamente necessari. Dopotutto sono forte, ho un gran bel livello per la mia età. Immagino che basterà andar giù solo qualche centimetro nei monoditi e forse anche meno nei biditi, perchè di bidito sono sempre stato forte. Poi, non scordiamocelo, i piedi in arrampicata sono importanti; se riuscissi a creare qualche appoggio supplementare, magari poco evidente, ma giusto per la mia taglia, forse potrei apportare meno modifiche alle prese per le mani. Calcolando che una via del genere rimane asciutta per pochi mesi all’anno e quindi viene provata di rado, considerando la circostanza favorevole che Gullich è morto, che Iker Pou abita a quattro ore di volo, che Adler ha smesso di scalare e che Ondra non la prova per non prendersi delle tendiniti... secondo me nessuno dovrebbe accorgersi delle modifiche, almeno per un bel po’ di tempo. Almeno il tempo per me di riuscire a portarmela a casa rotpunkt. Quando avrò apportato i cambiamenti necessari comunque aspetterò qualche tempo per vedere che aria tira, poi andrò a provarla con la nuova tipa con cui sto uscendo; per questo le sto insegnando bene come si usa il gri gri. Vacanza romantica in Frankenjura e la vecchia quercia che si porta a casa “Action directe”... d’accordo, un po’ addomesticata, ma non di tanto. Lei comunque non ci capisce molto di arrampicata.

Eppoi l’importante è che il tarlo che ho dentro nel cervello la smetta di rosicchiare il mio equilibrio.

Però devo ammettere che a questa illuminante risoluzione dei miei problemi non ci sono arrivato da solo.

Sono stato aiutato. Sono stato ispirato da un gruppo di climbers molto più giovani di me; e si sa: è dai giovani che arrivano le idee fresche, le innovazioni, le spinte al rinnovamento.

Cos’hanno fatto di geniale questi ragazzi? E’ semplice e non riguarda nemmeno una delle vie che, come “Action directe” hanno segnato una pietra miliare della arrampicata di alta difficoltà. Riguarda un insignificante pulviscolo di roccia arenaria, caduta sghemba in mezzo all’appennino reggiano, sul quale il sottoscritto aveva liberato, ormai più di quindici anni fa, il primo 8b della regione. La via si chiama “Gladio”, era stata chiodata dal mio amico Antonio Ritorto ed è un simpatico tetto che prima o poi Caminati andrà a scalare senza corda, considerata la limitata altezza da terra, ma questo è un altro discorso.

Come io vivo male l’ossessione per la via di Gullich, evidentemente, e scendendo molto nella scala sociale dei climbers, questi giovani innovatori vivevano male il fatto di non riuscire a schiodare il culetto da terra nella prima sezione della via. Immagino il loro sconforto, così simile al mio nei confronti di Gullich: non riuscire nemmeno a fare i movimenti singoli, scalati un secolo fa da un avolo in calzamaglia di lycra, con ai piedi un paio di scarpe che adesso muoverebbero al riso. Inaccettabile, pericolosissimo per il sistema nervoso. Così, giustamente, i giovani innovatori hanno creduto opportuno apportare una scalpellatina qui e una scavatina là, approfondendo le prese, ma senza esagerare; solo quel che serve per riuscire a schiodare il culetto e poter aggiungere finalmente anche “Gladio” nel novero degli 8b messi nel sacco. Bravi.  

Era semplicissimo; io devo essere veramente stupido; o se non stupido quantomeno stolidamente ancorato a modi sorpassati. un’oretta di lavoro, al massimo due e i tranquillanti di sintesi diventano magicamente un ricordo.

L’arrampicata in questo senso è fantastica. Pensate ai problemi che affrontano i poveri nuotatori: per battere un record e allontanare i fantasmi devono accorciare le piscine, grandi opere murarie, altro che due ore di lavoro...

Per rovinare i parametri dell’arrampicata, piccoli come “Gladio” o grandi come “Action” che siano, occorrono invece solo due ore di martello.

Per questo mi piace l’arrampicata. Voglio salire anch’io “Action directe”; voglio fare anch’io il Nove A.

Sabato prossimo parto per la Germania e sono sicuro che il vecchio Wolfgang non se la prenderà...tanto è morto...

 


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