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The Writer >> Training articles >> La strategia di scalata

Quali sono le tue intenzioni?  Come affronti questa via che non hai mai provato prima?

Ogni volta che ci approcciamo ad un tiro a noi sconosciuto, inevitabilmente, ci atteggiamo in un modo che influenzerà tutta la nostra prestazione sugli appigli.

Se scaliamo abitualmente sul 6c a vista e affrontiamo un 5c/6a di riscaldamento, saremo abbastanza sicuri di passare a vista senza troppo sforzo. Più che di non sbagliare le sequenze, saremo più preoccupati di scalare in modo graduale e senza strappi, perché l’obbiettivo è essenzialmente scaldarsi senza tirare troppo.

Man mano che salirai di gradi, avvicinandoti ai tuoi limiti fisici, invece, il problema della strategia e del corretto approccio alla via diventerà cruciale per concludere la giornata verticale con soddisfazione.

Tanto tempo fa il grande Jean Baptiste Tribout propose su “Grimper” una interessante tabella, che aveva l’intenzione di mettere un po’ di ordine nel rapporto di ognuno di noi tra il livello a vista (la via riesce senza appendersi mai al primo tentativo, senza l’aiuto di informazioni) e quello lavorato (la via riesce senza appendersi, ma solo dopo due o più tentativi). Jibè sosteneva giustamente che, con le inevitabili eccezioni, un climber che percorre ogni tanto un 6c a vista ma non ha mai fatto in quello stile un 6c+, dovrebbe riuscire, nello stesso periodo, a percorrere rotpunkt (senza appendersi) un 7b ogni tanto, o almeno un 7a+.

La forbice tra la miglior prestazione a vista e la miglior prestazione lavorata può ridursi ulteriormente (fino al massimo di un grado – cioè per esempio 6c-7a) solo se il livello tecnico del climber è molto alto, cioè se durante il tentativo a vista è talmente bravo da non sbagliare quasi niente nelle sequenze e a sfruttare al meglio tutti i punti di economizzazione, cosa che di solito accadrebbe solo dopo che si è conosciuta la via a fondo. 

Queste considerazioni, che sono evidentemente di carattere generale, possono aiutare il climber anche nel particolare della sua singola giornata in falesia.

In soldoni: salvo che il soggetto viva uno straordinario periodo di forma e in miglioramento costante e continuo,  se il 6c è il suo attuale limite on sight, sarà per lui logico partire con l’intenzione di fare a vista una via di 6c oppure di 6c+. Per quanto riguarda una via di 7a/a+ potrà tentare una ripetizione flash (cioè con suggerimenti) oppure una rotpunkt in pochi tentativi (in giornata). Infine, se è invece interessato ad un 7b o 7b+, dovrà cercare di chiudere rotpunkt una via già provata oppure iniziare un cantiere.

In ognuno di questi casi, per non gettare la giornata o almeno una buona occasione di fare una bella prestazione, sarà importante non sbagliare strategia. Partire titubante sul 6c+ potrebbe privarlo del suo primo 6c+ a vista, quando invece era opportuno andare “alla morte”. Partire “a muerte” e a vista sul 7a+  potrebbe significare tirarsi marci subito e precludersi la chance di realizzare la RP in giornata.

Ecco allora qualche consiglio per affrontare le tre (quattro) tipologie di salita che abbiamo configurato.

 

Salita on sight, a vista. Consigliamo innanzitutto di svolgere il riscaldamento su vie ovviamente più facili, ma non troppo distanti dalla linea da provare a vista; scalandole, osservate bene il tipo di roccia e le situazioni motorie che propongono, il tipo di appigli, l’inclinazione delle varie sezioni. Questa operazione consentirà di abituarsi al tipo di roccia e di arrampicata, favorendo la giusta intuizione nei momenti critici della via a cui mirate. Prima di attaccarla, poi, conviene evitare di partire a testa bassa; è meglio, prima, osservare attentamente l’itinerario, cercando di individuare la linea degli spit e la catena, in modo da capire a grandi linee dove la linea ti chiede di passare e quanti rinvii sarà opportuno portare. Poi, un piccolo binocolo potrà essere di grande aiuto, per individuare innanzitutto le migliori prese posizionate in prossimità dei punti di moschettonaggio ed eventuali prese più grandi che probabilmente consentiranno di dar respiro alla manovra verticale una volta in azione. Tenete però presente che la visione binoculare può creare degli equivoci a riguardo delle prese che entrano nel mirino; possono sembrare più grandi o più piccole, più o meno profonde della realtà. Per farvi un’idea più corrispondente al vero cercate, sempre  col binocolo, lo spit più vicino e confrontatene le dimensioni con quelle del buco che stavate osservando. Una volta partiti… siete solo voi e la parete, non c’è molto da dire a riguardo della strategia se non “lottate!” per arrivare in catena senza volare mai. Se la via consente dei punti di riposo almeno parziale può essere raccomandabile sfruttarli non solo per sghisare alternativamente le braccia, ma anche è per osservare attentamente la sequenza successiva e cercare una corrispondenza a quello che magari avevate già intuito col binocolo. A volte, quando si è schiacciati contro la parete, qualche appiglio decisivo può sfuggire alla vista perché magari nascosto da uno spigolo; in questo caso la preventiva osservazione binoculare potrebbe venirvi in aiuto… Inoltre, se l’energia negli avambracci ve lo consente, specie sulle placche a buchi, prima delle pance e in altre situazioni in cui è immaginabile che, una volta saliti, farete fatica ad individuare gli appoggi per i piedi… allora provate a segnare col magnesio la porzione di roccia sopra l’appoggio “invisibile”, così da reperirlo con meno difficoltà nella sequenza successiva.  Se la via vi riuscirà, a parte la contentezza per il risultato, vi accorgerete che, se siete passati al limite, difficilmente saprete descrivere la sezione dove eravate in “allarme rosso”.  Allora, se non siete troppo stanchi e se ne avete ancora voglia, provate a riscalare quella sezione con la corda dall’alto, per mandare a memoria quella sequenza che avete appena percorso “in tranche”.  E’ un esercizio molto utile per “conoscersi”, cioè per studiare il proprio comportamento quando si è in crisi. Potreste scoprire di aver fatto la miglior cosa possibile, ma potreste rendervi conto di aver sbagliato tutto e di aver sprecato molte più energie del necessario. Col tempo questo vi aiuterà a capire di voi stessi delle regolarità, dei comportamenti usuali che vi risulteranno utili, per farne dei punti di forza oppure per lavorarci sopra se sono delle lacune. In caso di volo, cioè se fallite l’ a-vista ma non vi interessa riuscire al secondo o al terzo giro, mantenete alta la motivazione e cercate di scalare a vista anche il pezzo che manca ad arrivare in catena.

Salita rotpunkt rapida (in giornata).  Se possibile scegliete, per scaldarvi, una via vicina al vostro obbiettivo; anzi, se possibile, scalate una delle vie poste di fianco, in modo da poter preposizionare, scendendo, i rinvii sulla linea che vi interessa. Già che ci siete, date un occhiata   e, se non strapiomba tanto, anche una tastata alle prese che dovrete afferrare. Il vostro cervello inizierà ad elaborare  il compito che vi spetta. Poi non vi consigliamo di provare la via con la corda dall’alto, salvo che non sia chiodata eterna o addirittura pericolosa. Meglio scalare sempre dal basso, per avere l’esatta sensazione di quanto tempo portano via i moschettonaggi e da quali posizioni è più economico fare le operazioni di sicurezza.  Durante il primo giro sulla via la cosa più importante è non perdere dettagli; fare inventario preciso di appigli e appoggi a disposizione. Per cui conviene salire più con calma che con decisione, cercando di scalare sì fluidamente, ma osservando molto, molto di più che  durante una scalata a vista. Conviene arrampicare senza appendersi fino ad un punto precedente la ghisata  piena. Insomma riempite un po’ gli avambracci ma non pompateli di brutto, lasciatevi parecchio margine per provare i crux più impegnativi con un po’ di forza in magazzino. Però, dopo esservi appesi (importantissimo) ricominciate a scalare dalla stessa posizione (stessi appigli e stessi appoggi) in cui vi trovavate prima di volare/appendervi. Non saltate cioè dei tratti di scalata, che potrebbero rimanere dei “buchi neri” durante il tentativo buono, che potrebbe essere già il secondo giro. Ci sarà sicuramente almeno una sezione più ostica delle altre, che dovrete provare più di una volta per individuare la sequenza migliore e mandarla a memoria. Attenzione però a non equivocare su quale sia, effettivamente, la miglior combinazione di appigli e appoggi da usare per le vostre caratteristiche tecniche e per la vostra taglia. Infatti provare una sequenza partendo  da appesi non è la stessa cosa rispetto all’arrivarci in continuità, con tutto il resto della via nelle braccia; cercate quindi di scegliere i posizionamenti più sicuri, quelli dove riuscite a scalare il più possibile statici; meglio tirare due appigli in più che non affidarsi a scorciatoie dinamiche, a lunghi lanci che poi, una volta in continuità, potrebbero non risultare così convenienti. Sicuramente il segnalare gli appigli e gli appoggi col magnesio può aiutare una ripetizione veloce della via, perché è evidente che un appiglio ben segnalato toglie molti dubbi, specie quando si è ghisati e poco lucidi. Ma certamente operando in questo modo la vostra prestazione perderà pregio, così come usando altre “addomesticature” tipo il fare catene di rinvii per mandare via la paura di volare.  Tra l’altro, segnare gli appigli “uccide” l’on sight di altri climbers, che finiranno poi per trovarsi una via–aeroporto, una pista tutta segnata… Una volta terminato il primo giro conviene spazzolare con uno spazzolino (non con un trapano) le prese più intasate di magnesio e osservare bene la via durante la calata. Poi, riposate il tempo che vi sembra conveniente in base alla lunghezza e alle caratteristiche della via. Poi… buona fortuna. In caso di ulteriore caduta, probabilmente, si restringerà la zona critica e vi converrà concentrarvi su quella per ottimizzare il transito al terzo giro… 

Salita rotpunkt dura (superlavorato).  Siamo nell’area dei limiti fisici dell’atleta (più che tecnici, perché si suppone che all’ennesimo tentativo si siano evidenziate le sequenze più economiche). Il lavoro quindi deve andare nella direzione di conoscere talmente bene la via da meccanizzare l’intero percorso, da poterlo recitare mentalmente appiglio per appiglio e appoggio per appoggio.

Durante i primi giri converrà prendersela comoda e appendersi spesso anche nelle parti più facili della via, specialmente se all’inizio non oppone grandi difficoltà. Arrivare il più freschi possibile ai crux sarà infatti una delle principali chiavi di volta della riuscita. Durante i primi giri considerate soprattutto gli appoggi per i piedi, di solito più numerosi degli appigli; specie nei tratti chiave saranno cruciali per trovare il “vostro” modo di passare; molto spesso infatti si trovano appoggi sporchi di nero di gomma “divisi per taglie”; lo stesso passaggio riuscirà infatti a climbers di taglie diverse sfruttando diverse combinazioni di appoggi: trovare quella corretta per la vostra taglia e per le vostre caratteristiche di scioltezza e forza sarà uno dei compiti principali dello studio che fate sulla via. Per quanto riguarda le mani, inventariate tutto bene: man mano che le vie si abbassano di grado  aumenta il numero di appigli e di combinazioni motorie possibili. Poi, durante i “giri che contano”, cioè quelli della potenziale rotpunkt, ottimizzate i tempi di recupero tra un tentativo e il successivo, ripassando mentalmente l’intera sequenza. Se ancora non riuscite a ripercorrere mentalmente 30 metri di via appiglio per appiglio e appoggio per appoggio... siete rimandati a settembre, avete dei bugs pericolosi specie in situazione di crisi, quando la ghisa degli avambracci arriva al cervello. Il superlavorato si fa scalando come automi privi di emozioni ma carichi di adrenalina... Dimenticavamo: fate sempre un “giro di ripasso” durante il riscaldamento per piazzare i rinvii e ristudiare i movimenti. Qualche giovane fighetto chiama  questa procedura “Pinkpoint” e non “Redpoint”... ma è fighetto...

 


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