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The Writer >> Editorials >> Pareti N° 70


La questione delle pareti segrete e di quello che vi potrebbe succedere

Tutti calmi! Tornatevene seduti e tranquilli dove siete abituati a leggere l’editoriale. Non spaventatevi. Il titolo a destra non è una minaccia al vostro lavoro ne’ una provocazione. Pareti non cambierà di una virgola la sua policy editoriale. Dal 1998 non abbiamo mai tradito un gruppo di locals pubblicando una falesia “segreta” italiana senza il consenso dei chiodatori e non abbiamo intenzione di cambiare comportamento, nè adesso nè in futuro. Infatti è normale incontrare il sottoscritto o qualcuno dello staff della Rivista in qualche falesia segretissima in giro per l’Italia, e di solito, puntualmente, arrivano le telefonate di locals preoccupati del mantenimento del loro prezioso segreto (che evidentemente così segreto non era). Non preoccupatevi, continuerà così, scaleremo senza diffondere almeno fin che non ce lo direte voi.

Messo in chiaro questo, riteniamo tuttavia che una riflessione sia lecita e doverosa. 

Il fenomeno delle pareti segrete non è solo italiano, bensì internazionale. In Italia, in special modo in alcune aree geografiche ben definite, è un fenomeno di dimensioni molto vaste, con pochi paragoni all’estero. Nell’area di Arco le falesie “segrete” hanno raggiunto, in certi periodi, un numero vicino a quello delle pareti censite sulle guide.

Chi non ha mai chiodato fatica a comprendere il complesso “rapporto d’amore” tra il chiodatore e la “sua” parete. 

Per capire meglio consigliamo di imbracciare un trapano e, sotto la guida di un chiodatore già esperto, invitiamo a provare la chiodatura di qualche via, entrando quindi per un certo periodo nel mondo dei penitenti che si fanno un mazzo tanto per preparare il terreno di gioco (gratis) per tutti. Dopo i primi etti di polvere sputata, con la schiena esausta e le mani molto meno fighette, passerà la voglia di criticare uno spit piantato mezzo metro più su o più giù e, soprattutto, il suddetto rapporto d’amore risulterà assai più chiaro.

Tenere segreta una falesia in fase di chiodatura è normale. Sarebbe illogico e insano il contrario. Il rapporto d’amore all’inizio è per forza esclusivo, che sia di un singolo o di un piccolo gruppo. Avere gente intorno mentre fai cadere dei sassi oppure gente che scala e magari critica mentre tu stai sputando terra indurrebbe al litigio un santo.

Il periodo successivo alla “fine lavori”, per quanto riguarda le falesie “no big”, corrisponde di solito anche alla festicciola di inaugurazione e quindi di apertura al pubblico degli appassionati. Non è la stessa cosa, invece, per le pareti che oppongono difficoltà rilevanti: il chiodatore è spesso anche un climber di buon livello, che ha la legittima aspirazione a salire RP, magari per primo, la via che ha “amato” (ma non scavato!!) tanto in fase di chiodatura.  E’ quindi normale che passi altro tempo tra il fine lavori e l’ “andate e scalate”. 


Oltre quello stadio, però, la parete è certamente una parete cosiddetta segreta.

Proviamo ad analizzare il senso della segretezza, mettendoci sempre dal punto di vista del chiodatore. 

Potrebbe essere che la falesia sia su terreno privato e che il proprietario abbia dato il consenso alla chiodatura a patto che la frequentazione sia bassa (caso raro). Potrebbe essere che la falesia sia su terra demaniale, ma che il parcheggio e/o il sentiero di accesso presentino situazioni private o delicate, il cui precario equilibrio è legato al numero e al comportamento dei frequentatori (caso assai più frequente ma a volte “inventato” dai locals per tenere la falesia segreta).

Potrebbe essere che la parete sia situata in una area a rischio invasione (è il caso classico di Arco) degli arrampicatori mitteleuropei, che spesso hanno un modus operandi di okkupazione dei settori lontano dal nostro modo di fare. 

Potrebbe infine essere che al chiodatore non piaccia avere gente intorno, non voglia che le vie si ungano, abbia paura dei commenti sul suo lavoro, piaccia scalare solo con gli amici ecc..., scendendo quindi sempre di più da ragioni di carattere generale e facilmente condivisibili verso ragioni di carattere sempre più particolare, soggettivo e quindi criticabili.

La Rivista non vuol prendere una posizione univoca perchè i casi sono tanti, milioni di milioni. Ma la stella della ragionevolezza non dovrebbe mai e poi mai essere persa di vista.

Poco tempo prima che pubblicassimo, su invito e consenso di Alberto Baldini, la falesia della Laguna, proprio lì avveniva un episodio brutto, breve, senza conseguenze  ma comunque brutto e sintomatico di ciò che invece proprio rifiutiamo.

Un piccolo gruppo di arrampicatori italiani ma “foresti” veniva “sorpreso” dopo la fine lavori a commettere l’imperdonabile reato di arrampicare sulla parete. Per questo motivo venivano allontanati sotto minaccia di prendere dei pugni..

Anche a me è capitato, in un paio di luoghi poco distanti da lì e anche in zona Arco, di sentirmi chiedere assai bruscamente “cosa ci fai tu qui?”, oppure “chi te l’ha detto di venire a scalare in questo posto?”. 

Tralasciando gli aspetti “macho” dei singoli episodi, crediamo che la stella della ragionevolezza e del dialogo non dovrebbe mai spegnersi. E anche la conoscenza delle leggi vigenti aiuterebbe.

Chiodare è un atto pubblico. I chiodatori si rassegnino. Salvo acquistare le falesie e precluderne legittimamente l’accesso a tutti gli indesiderati, tutti gli altri casi non vedono mai i chiodatori e i locals esclusivisti dalla parte della ragione, anzi: è il chiodatore che in un certo senso “si appropria” di un pezzo di roccia incustodito e di proprietà altrui (Stato, comunità, altro), il cui accesso è e deve restare libero per chiunque e di qualunque nazionalità. La terra di tutti non può rimanere terreno di gioco di poche persone per loro semplice volontà. 

Quindi, ammesso e non concesso che ciò abbia un senso, chi vuole scalare tra pochi intimi deve essere bravo a custodire i segreti, punto. Se non ci riesce, peggio per lui. Anzi: gli restano solo due strade: quella della ragionevolezza, cioè sopportare (magari con un sorriso) le presenze indesiderate oppure schiodare e recuperare parte del proprio “investimento” segreto.

Quella di allontanare e di minacciare non è invece per niente la strada giusta, perchè è sia un reato perseguibile, sia l’autostrada delle sberle quando si incontrano dei visitors grossi e nervosi, come a volte può capitare.

ANDREA GENNARI DANERI


 


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