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 ANDREA VINCE LA CAUSA CONTRO AGOSTINO DA POLENZA  

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ANDREA VINCE LA CAUSA CONTRO AGOSTINO DA POLENZA 
inserita il 17.04.2009
ANDREA GENNARI DANERI VINCE LA CAUSA INTENTATAGLI DA AGOSTINO DA POLENZA E GIANANTONIO ARNOLDI


Il 29 Dicembre 2008 il Tribunale di Parma ha sentenziato in favore del Direttore di Pareti Andrea Gennari Daneri, che era stato querelato in riferimento all’editoriale del n° 40 relativo alla spedizione Himalayana del cinquantenario

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L’associazione di persone non riconosciuta “Comitato EV- K2- CNR”, Agostino Da Polenza e Gianantonio Amoldi, in proprio e quale presidente rappresentante del progetto “K2 - 2004, cinquant’anni dopo” citavano in giudizio Andrea Gennari Daneri e la societa’ editrice Pareti e Montagne Edizioni srl assumendo che nell’editoriale del numero 40, terzo trimestre 2004, pubblicato dalla rivista “Pareti” che ha come editore la società Pareti e Montagne Edizioni srl e firmato dal Gennari Daneri, sarebbero contenute delle considerazioni gravemente offensive sia della reputazione degli attori, quali organizzatori della spedizione effettuata sul K2 nell’estate del 2004, sia dei suoi partecipanti. Gli attori domandavano quindi, previo accertamento che la pubblicazione del predetto editoriale integrerebbe la fattispecie del reato di diffamazione a mezzo stampa, la condanna dei convenuti al risarcimento di tutti i danni subiti con condanna del Gennari Daneri al pagamento di una somma ulteriore a titolo di riparazione ex art. 12 1. 47/1948 ed alla pubblicazione della sentenza. Si costituivano in giudizio i convenuti contestando la fondatezza della domanda attorea di cui domandavano il rigetto. Il giudicante denegava le istanze istruttorie delle parti e la causa era assegnata a sentenza all’udienza del 7 ottobre 2008.


MOTIVI DELLA DECISIONE

Secondo la tesi degli attori l’editoriale del numero 40 terzo trimestre 2004 pubblicato dalla rivista “Pareti” e firmato da Andrea Gennari Daneri conterrebbe delle considerazioni gravemente offensive sia della reputazione degli attori, quali organizzatori della spedizione scientifico - alpinistica effettuata nel luglio 2004 sul K2 , sia dei suoi partecipanti. In particolare secondo gli attori tutto il testo sarebbe teso a screditare la spedizione ed i suoi partecipanti, affermandone un carattere cinico e spregiudicato anche in presenza del sinistro in cui scomparvero cinque portatori, addossandone così agli stessi (che peraltro non avrebbero avuto alcun ruolo nella disgrazia) la responsabilità morale. Infatti la notizia sarebbe riportata in modo del tutto distorto e parziale senza menzionare il fatto che i cinque portatori non erano aggregati al gruppo degli Italiani ma procedevano per proprio conto ignorano le raccomandazioni della spedizione e delle autorità pakistane. L’articolo pertanto travalicherebbe i principi di informazione veritiera e corretta, continenza e necessità che valgono quali esimenti del diritto di critica riconosciuto dall’art. 21 della Costituzione integrando pertanto tutti gli elementi costitutivi del reato di diffamazione a mezzo stampa (v.citazione sub pagg. 7 ed 8). Quanto alla posizione degli attori, si rileva in primo luogo che non sussiste la legittimazione processuale del “progetto K2 - 2004, cinquant’anni dopo” nella persona del suo presidente e rappresentante atteso che non emerge che esso sia una persona giuridica come tale dotata di capacità processuale ai sensi dell’art. 75 cpc. Occorre a questo punto premettere alcuni principi invalsi in giurisprudenza in ordine all’esercizio del diritto di critica e della compatibilità con la tutela del diritto all’onore e alla reputazione del soggetto criticato che appaiono rilevanti per la decisione della controversia. Si ritiene comunemente che, ferma restando la distinzione tra l’esercizio del diritto di critica (con cui si manifesta la propria opinione, la quale non può pertanto pretendersi assolutamente obbiettiva e può essere esternata anche con l’uso di un linguaggio colorito e pungente purchè non leda l’ integrità morale del soggetto) e di quello di cronaca (per cui i fatti debbono corrispondere alla verità sia pure non assoluta ma soggettiva), la valutazione della natura offensiva delle dichiarazioni contenute in scritti non può prescindere dall’esame complessivo del contesto in cui esse sono rese (Cass. 2394/2008). Inoltre nell’ambito del diritto di critica è consentito un tono aspro e polemico del discorso, anche se non rigorosamente obiettivo (Cass.8093/2008) e ciò in quanto l’utilizzo di un linguaggio più disinvolto ed aggressivo riguarda ormai il settore dei rapporti tra i cittadini alla luce del mutamento della sensibilità e della coscienza sociale ormai invalso (Cass. I 2394/2008, ibidem). La più recente giurisprudenza è giunta condivisibilmente a sostenere che non e’ giuridicamente e logicamente corretto sostenere il prevalere del diritto all’onore ed alla reputazione sul diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero anche in presenza di lesione al diritto dell’altrui reputazione. Qualunque critica che concerna persone e’ infatti idonea ad incidere in qualche modo in senso negativo sulla reputazione di qualcuno e, tuttavia, escludere il diritto di critica ogniqualvolta leda, sia pure in modo minimo, la reputazione di taluno, significherebbe negare il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero. Pertanto il diritto di critica può essere esercitato utilizzando espressioni di qualsiasi tipo anche lesive della reputazione altrui, purchè siano strumentalmente collegate alla manifestazione di un dissenso ragionato dall’opinione o dal comportamento preso di mira e non si risolvano in un’aggressione gratuita e distruttiva dell’onore e della reputazione del soggetto interessato (Cass. 12420/2008). Così risulta essere avvenuto nel caso di specie in quanto il concetto espresso nell’articolo incriminato è la critica ad un moderno modello di alpinismo “turistico” volto a convogliare sulle grandi vette masse di persone non tutte dotate della necessaria preparazione e quindi con l’inevitabile ausilio di portatori e di guide. Inoltre è criticata nell’articolo la spettacolarizzazione mediatica che ha accompagnato l’evento ed il fatto che nonostante la tragica morte dei cinque portatori locali l’iniziativa sia proseguita. Contrariamente all’assunto degli attori tuttavia non viene in alcun modo addossata agli stessi la responsabilità diretta o quantomeno morale di tal evento essendo la tesi critica dell’articolo incentrata sul fatto che non sarebbero consoni con la tradizione sportiva di alta montagna il gigantismo della spedizione, il battage mediatico che l’ha preceduta e l’utilizzo di personale in ausilio, tanto più se di provenienza locale e quindi presumibilmente remunerato meno rispetto ad omologhi italiani, in ciò incentrandosi l’accusa di “colonialismo” alla spedizione. Il fatto poi di avere definito “sanguinolenta” la spedizione nel contesto dell’articolo vale a sottolineare la tragicità di quanto accaduto alle vittime ma non ad addebitare agli attori alcun tipo di responsabilità nell’evento. Le opinioni espresse nell’articolo per quanto evidentemente opinabili ed espresse in termini forti sono legittimamente finalizzate ad esprimere sia una critica in via generale ad un certo modo di organizzare e svolgere spedizioni in alta quota e al modo banalizzante dei media di riportare le notizie sia alle specifiche modalità con cui si svolse quella in questione anche in considerazione della tragedia verificatasi e della decisione di proseguire l’ascesa a seguito della notizia della morte dei portatori, il che è non contestato e pacifico essere avvenuto (v. punto 7 della memoria del 12 gennaio 2007 degli attori). In nessun modo tuttavia Ie espressioni utilizzate sono volte ad una gratuita denigrazione degli attori, peraltro neppure individuati nel contesto dell’editoriale.

La domanda deve pertanto essere respinta.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Definitivamente decidendo

- dichiara il difetto di legittimazione processuale del “progetto K2 - 2004, cinquant’anni dopo”;

- rigetta le domande proposte dall’associazione di persone non riconosciuta “Comitato EV- K2- CNR”, Agostino Da Polenza e Gianantonio Arnoldi;

- condanna l’associazione di persone non riconosciuta “Comitato EV- K2- CNR”, Agostino Da Polenza e Gianantonio Arnoldi in solido tra loro al pagamento delle spese processuali che si liquidano in E. 47,40 per spese, E. 824,00 per competenze ed E. 4700,00 per onorari oltre a spese generali, IVA e CPA.

Parma, 29 dicembre 2008

Dott. Giacomo Cicciò


Fonte: 17.04.2009
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